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Massimiliano Schiavon e il suo Art Team ridanno vita alle conterie, l’incontro tra storia e arte.

L’etimologia del termine “conteria” deriva dall’antico “contigia” che significa ornamento.
In origine con il termine conteria si intendeva qualsiasi tipo di perla in vetro; è solo a partire dai primi del ‘900 che questa parola viene usata per indicare le perle che vengono ricavate esclusivamente dal taglio di una canna forata.

A Murano le fabbriche che producevano le conterie agli inizi del 1800 erano molte, fu così che per esigenze di spazi, costi e tempistiche nel 1898, nacque 
un’unica grande industria la ‘Società Veneziana Conterie’, sorta tra Palazzo Giustinian e la Basilica di San Donato, nel cuore di Murano, che tra il 1940 e il 1970 arrivò a occupare più di tremila addetti e che chiuse, poi, nel 1992.

Le fasi di lavorazione:

La massa di vetro, preparata nei forni, viene estratta ancora incandescente con un’asta in ferro e dopo averle dato una forma che assomiglia ad un bicchiere pieno, viene forata e poi, attaccata ad un’altra asta di ferro , viene tirata da due operai (i tiracannache corrono per parti opposte per 60/100 metri fino a farla diventare una sottilissima canna.

Il consaurer è colui che nella fase della tiratura della canna, attraverso un movimento oscillatorio,  le da lo spessore e fa in modo che sia più omogeneo possibile in tutta la lunghezza.

I cernidori (o meglio le cernitrici  visto che era un lavoro svolto per lo più dalle donne)suddividevano le canne di vetro attraverso un abile passaggio di queste tra le dita così da riuscire a valutare lo spessore.

I tagiadori  sono gli addetti a tagliare le canne per trasformarle in minuscoli pezzettini i segmenti di vetro vengono poi tappati dai fregadori con un miscuglio di calce spenta e carbone dolce in modo che nella cottura successiva (per arrotondarli) non si chiuda il foro.

I tubanti mettono i pezzetti di vetro tappati dentro dei cilindri contenenti sabbia di mare (che serve ad evitare che nelle fase di riscaldamento le perle si attacchino una con l’altra) per poi farli girare dentro ai forni fino ad ottenere l’arrotondamento delle perle.

Le perle così arrotondate vengono messe dentro dei sacchi che vengono scossi vigorosamente dai cavaroba così le perle si liberano dei siribitti ovvero del miscuglio inserito precedentemente nei fori. I governadori sono gli operai addetti sia a suddividere le perle per grandezza, sia a selezionare quelle che non si sono arrotondate facendole scivolare su di una tavoletta di legno ben levigata. Le conterie infine passano dai lustradori per essere pulite e lucidate attraverso lo strofinamento dentro a della crusca. Finalmente le perline sono pronte per essere infilate dalle impiraresse.

Oggi Massimiliano Schiavon e il suo Art Team hanno ridato vita a un prodotto, oramai troppo poco conosciuto, che ha sostenuto l’economia di Murano per anni.
Accanto alla fornace oggi sorge una bellissima esposizione fatta di storia e colori : le antiche perle hanno così di nuovo un loro spazio per essere apprezzate ma soprattutto raccontate da Giovanna, muranese da generazioni, che da voce ad un’arte che merita di essere riscoperta.

E’ un piccolo spazio di storia che merita di essere visto.